Partecipano

martedì, 18 marzo 2008

PARANOID - Paranoico

(da "Paranoid" dei Black Sabbath del 1970) ...per un mio caro amico in mia memoria.


paranoia1

È finita con la mia donna perché non ha potuto aiutarmi nella mente
La gente pensa ch’io sia pazzo perché mi acciglio sempre 
Tutto il giorno penso a cose, ma niente sembra soddisfarmi
Penso che perderò la testa se non trovo qualcosa che mi tranquillizzi
Puoi aiutarmi ad occupare il cervello?
Oh si
Ho bisogno di qualcuno che mi mostri le cose che non riesco a
trovare nella vita,
Non riesco a vedere le cose che fanno la vera felicità, devo
essere cieco.

Fammi uno scherzo e sospirerò, e riderai e piangerò
Non riesco a sentire la felicità e l’amore è irreale per me
E così ascoltando queste parole che ti parlano del mio stato
Ti dico di goderti la vita, io vorrei poterlo ma è troppo tardi.
postato da: Jegervoice alle ore 13:42 | link | commenti (15)
categorie: traduzioni, black sabbath
venerdì, 16 marzo 2007

PARANOID - Black Sabbath

1970


ParanoidMai l'introspezione e l'inadeguatezza mista a confusione interna è stata meglio narrata che nell'album in questione. Sogni, speranze, tristezza, rabbia creativa, protesta caratterizzano l'opera primaria che l'hard-rock abbia mai donato in vita sua. Il titolo originario dell'album era War Pigs ma per motivi politici, nella fattispecie gli sviluppi statunitensi della guerra in Vietnam, costrinsero la band inglese originaria di Birmingham (patria di altri illustri gruppi quali i Led Zeppelin) a cambiare il titolo in Paranoid. E' proprio la voglia di protesta contro una guerra inutile appunto quella in Vietnam, che ispira Iommy & CO. a esordire con "War pigs". I porci della guerra sono proprio tutti coloro che, a discapito del diritto di ogni essere vivente alla vita, inscenano guerre sanguinarie e fine a se stesse. Il pezzo è un monumento al rock duro e cupo e viene ben presentato sull'intro da una chitarra nervosa e spettrale accompagnata nella sua ritmica iniziale da ululati di vento e altri esseri viventi che ben si addice al clima dark del brano. Dopo un break definito dalla batteria sincopata dell'eclettico Bill Ward inizia la sua protesta una voce dissacrante e sporca del buon vecchio, all'epoca giovanissimo naturalmente, Ozzy Osbourne che alterna periodi vocali duri a ritmi più cadenzati e precisi, terminati tutti da un invocazione speranzosa al Signore. Spontaneo è il passaggio del testimone al fantasioso Tony Iommi che si esibisce in un assolo al cardiopalma, puro, essenziale, blues, metafisico. Il virtuosismo non è il suo cavallo di battaglia, è l'espressione intrinseca dello strumento che aleggia su tutta la suite. Il finale riprende la melodia iniziale in tutte le sue parti per poi progredire in un cambio di tempio emozionante che vede protagonista batteria e chitarra arpeggiata che corrono assieme scappando dai campi di battaglia, lasciando così un amaro in bocca che raramente si dissolverà. "Paranoid" è un rock 'n' roll convulso e di stampo decisamente classico. L'arpeggio di Iommi iniziale è celeberrimo e scandisce il tempo a tutto il brano che selvaggiamente risuona nei meandri della nostra mente paranoica e spesso vittima di se stessa. L'assolo finale di chitarra è una galoppata verso sonorità distorte ma non per questo irreali, anzi in sè racchiude l'essenza stessa del disagio. C'è spazio anche per un brano con sonorità mistiche e proveniente da terre lontanissime, fatto di soli strumenti a tamburo e chitarre classiche. Le voci sono confuse ed effettate a dismisura a voler creare un'aura di malinconia e dolce smarrimento; "Planet caravan". Inutile dire che ogni brano di quest'album stabilisce lo zoccolo duro del repertorio dei nostri. Anche "Iron man" rientra a pieno regime in questa definizione. Peculiarità fondamentale la melodia della voce che accompagna esattamente l'assolo di chitarra elettrica, cosa che in futuro verrà 'copiato' dalla maggior parte delle hard-rock band che seguiranno i dettami scolastici appena citati. La parte finale scandisce tempi progressive col suo cambio veloce di ritmo nella parte di batteria che diventa velocissima e a cui fa concorrenza un abile uso arpeggiato del basso elettrico di "Geezer" Butler che viene tenuto costantemente a volumi sopra la norma. Ritroviamo invece un ottimo Ozzy Osbourne in "Electric funeral" che raggiunge tonalità da lui non sempre sperimentate, ma alte e convincenti anche per un cantante non eccellente come nel suo caso. Anche in questo brano la chitarra distorta di Iommi definisce tutto il brano con un giro melodico azzeccato e sufficientemente distorto, marchio di fabbrica del primo periodo della band. La parte centrale esce completamente dallo schema impostato fino a quel momento, come una pazzia momentanea ma controllata, dove la batteria e la voce si esibiscono in ritmi sincopati e convulsi per poi ritornare alla ragione che fa da padrona. Non è un caso che tra i brani più rappresentativi e ben costruiti in assoluto dell'album ci sia "Hand of doom" che riassume in essa la base prog-rock che pionieristicamente ci regala il quartetto. La voce melodiosa di Ozzy sul principio e sul finale è assolutamente blues e regala sfumature d'alta classe, quasi sbalorditive per un cantante del suo calibro. A tratti sembra di sentire il miglior Plant di "Your time is gonna come", ma dopo questa breve illusione ritorna al suo classico stile impregnato di tanto pathos e selvaggia ricerca di se stesso. Più di una volta vengono garantiti cambi di tempo e scanditure di batteria che marchieranno a fuoco il successivo modo di intendere l'hard rock cupo e spregiudicato. Primordiale l'assolo di chitarra a tre quarti di brano che serpeggia su note blues e mezzi toni classici del genere. Un intera traccia, "Rat salad",  viene interamente dedicata invece ai virtuosismi in particolar modo della batteria di Ward, veloce e terzinata a momenti.  Il brano successivo, "Fairies wear boots", nonchè ultimo, sembra raccogliere il testimone lasciato dalla parte strumentale precedente in quanto, per il primo minuto e mezzo, si sentono esclusivamente gli assoli di chitarra e batteria. Ma fanno solo da introduzione alla voce meditabonda e dura del cantante che abilmente mantiene le redini del pezzo su toni già sperimentati, per poi invece arrendersi a cambi frenetici di ritmo addirittura funky, che non lo vedono protagonista ma spettatore dei compagni di scorribande Butler e Iommy i quali si cimentano abilmente su generi non di loro proprietà. Il finale è un assolo di chitarra ad libitum che sulle stesse note ipnotizza e galoppa verso mete ignote e desertiche.

postato da: Jegervoice alle ore 08:39 | link | commenti (10)
categorie: black sabbath