REVELATIONS - Audioslave
SONY BMG - 2006
Nonostante la presenza inconfondibile e guastafeste di Morello gli 'schiavi del suono' in questa loro terza opera raggiungono probabilmente il top della loro breve carriera, già finita per altro. Il peso del lavoro è tutto nelle spalle del possente Cornell che difende a pieno titolo il soprannome di 'the voice of rock'. E' lui che cura sia la stesura che la presentazione dei brani, accompagnato a tratti, purtroppo, dal già citato pseudo-sperimentatore Morello. Infatti l'unica pecca dell'album in questione è proprio l'inflazionamento di 'seghe' alla chitarra elettrica del 'cittadino Cacioppo d'America'. Il brano d'apertura è affidato a "Revelations". Sound tipicamente Audioslave con la ritmica perfettamente bilanciata tra funky rock e metal (guarda caso le provenienze dei due protagonisti Morello-Cornell, l'ultimo fautore anche del movimento Grunge di Seattle di fine anni '80). La struttura dello stesso passa da interruzioni ovattate a melodie più cupe e taglienti che segnano indelebilmente le varie parti. Ottimo l'arrangiamento! "One and the same" è invece di chiaro stampo "Rage against the machine" nella ritmica e Cornell bi-partizan nella voce. C'è anche spazio per un assolo d'elettrica decente verso metà che rende più fluido e orecchiabile il tutto. Assolutamente glaciale e grunge risulta essere "Sound of a gun", costruita su misura sulle corde vocali d'acciaio del bel Chris. Il ritornello è lucido e gustoso nonchè per palati sopraffini che gradiscono gli urli strozzati e al tempo stesso 'tristemente' blues del singer. "Until we fall" sembra scritta postuma a sentire l'ultimo lavoro solista del cantante. Esce infatti dallo stile caratteristico del gruppo per ripercorrere un genere indefinibile e per questo pregiato. L'unica riconducibilità è probabilmente al blues anni '50 rivisto in chiave moderna. Il primo singolo dell'album è "Original fire" che su una struttura ritmica martellante e ossessiva per tutto il tempo alterna giri di basso dell'ottimo Tim Commerford ed ecletticità vocali di difficile ripercorrenza. Tormentone! In fase di chitarra ritmica Morello si dona stranamente in maniera sapiente in "Shape of things to come". Si limita quasi esclusivamente a supportare gli urli maledetti di Cornell che passa facilmente dalle sonorità morbide dell'intro alle disperate tonalità del ritornello che riassumono in pochi secondi il percorso della band in questi anni. Evidentemente fuori di sè il chitarrista si districa quasi abilmente anche in un vero assolo. Simile nella struttura ma funky nella sezione della batteria è "Jewel of the summertime" che si differisce sostianzalmente nella parte vocale che non varia quasi mai dal principio alla fine ma non per questo monotona, aggettivo sconosciuto durante l'ascolto del performante Cornell. Immancabile la 'sega' alla chitarra elettrica dell'evidentemente insoddisfatto sessualmente Morello. Qualcuno che può contattarlo glielo dica per favore! L'oblio, la rinascita e la maturità sono presenti indissolubili in "Wide awake". La meraviglia dell'opera in questione! Perfetta in quasi tutte le sue parti caldeggia armoniosamente le sperimentazioni vocali del cantante e scopre melodie ancora sconosciute in chiave ritmica e d'arrangiamento. E' un metal d'autore che parte egregio e termina splendido sui toni altissimi prodotti dall'ugola d'oro e la chitarra ritmica potente e sporca al punto giusto di Morello. Ben curati e spigolosi i break a metà percorso e perfetti nel passaggio all'assolo pulito della chitarra elettrica che suona note conosciute ma azzeccate. Il finale è maestoso e affidato all'indistruttibile Cornell! Decisamente più morbido è il passaggio pre-chiusura di "Nothing left to say but goodbye" che parte con un arpeggio della chitarra solista e accompagna per gran parte del brano la linea melodica della voce variando esclusivamente sul bridge (pre-ritornello) e sul ritornello, più aggressivo e urlato. Cambio ritmo sul finale per pochi secondi che saltella quasi a tempo di reggae d'oltreoceano per poi tornare su melodie di chiaro stampo metal sul finale ad libitum che si ricollega in sordina a "Moth" in pieno regime Cornell, ormai riconoscibile nelle sonorità e nello stile ormai collaudato dai tempi dei rimpianti Soundgarden. Il ritornello è tagliente e agghiacciante nella sua apparente semplicità e limpidezza ma trasuda rabbia e indisciplina. La curva vocale è strepitosa e mai affettata e com'è abitudine nel lavoro in questione serpeggia tra cambi di tempo e acerrime cavalcate sonore! Altri brani presenti: "Broken city", "Somedays".