AEROSMITH - Aerosmith
1973 - Columbia Records - produz. Adrian Barber
Non ci sono scuse! Steven 'Tallarico' Tyler & Co. è la quint'essenza del rock classico! Già dal brano che segna l'alba di questa superband, ovvero "Make it", si intuisce la strada che percorreranno per tutto il periodo settantino. Sono lontani i tempi patinati e truccati degli anni '80 fino ad oggi...l'aria è blues e contornata di un rock rozzo, sporco, lurido e immediato. C'è chi sostiene che in quel primo periodo si siano sempre ispirati agli 'Stones'...credo invece che abbiano solamente usato il nome famoso per farsi strada. Una strada ben diversa da quella percorsa dagli inglesi succitati! La timbrica vocale, seppur molto simile, è decisamente più precisa e dannatamente più metal. I 'cinque di Boston' impreziosiscono inoltre questo loro esordio con una cover blues, "Walkin' the dog", del mitico Rufus Thomas, primo Dj che passò in una radio di Memphis per la prima volta una canzone del giovane Elvis Presley...sticazzi! Socchiudi gli occhi...ondeggia...lasciati cullare dalla meraviglia chiamata "Dream on"...non stai sognando! L'intro della chitarra di Joe Perry è psichedelica e gli urlacci sul finire di Tyler sono metafisici! Non ci sono limiti per gli Aerosmith, spaziano dal Boogie al Bluegrass della travolgente "One way street" che istilla sapientemente note d'armonica del 'calabro-americano' ad assoli Perryani lunghi, serrati ed eterei. "Mama kin", altro brano super coverizzato a posteriori, rilancia il quintetto nell'Olimpo del Rock! "Every time that I look in the mirror..."
ROCKS - Aerosmith
1976
In assoluto l'album che ha consacrato la band americana e l'ha iniettata direttamente nelle vene del grande pubblico rockettaro dell'epoca, non esclusi molti artisti che hanno sostenuto di essersi ispirati a questa loro opera rock. Il sound puramente blues presente nei primi album lascia il posto ad una perfetta miscellanea tra rock e blues con i classici riff delle band suddiste americane dell'epoca. L'album contiene pezzi che gli Aerosmith riproporranno diverse volte (forse troppe) nei loro live a seguire fino ai nostri giorni. Su tutti l'overdosato "Back in the saddle" che apre l'album mettendo in bella mostra la voce cattiva e agghiacciante di Steven 'Tallarico' Tyler e brevi virtuosismi di batteria. L'album contiene il mio pezzo preferito della band ovvero "Nobody's fault" con uno degli assoli di chitarra, sul finale del pezzo 'ad libitum', più belli ed espressivi che lo stesso Joe Perry (chitarra solista del gruppo) ricordi di aver mai fatto. Da citare anche "Rats in the cellar" che col passare del tempo i live hanno rallentato ma che in studio partiva come un pezzo molto veloce e ben cadenzato. Nell'album non sono presenti delle ballate classiche con scanditure di batteria notoriamente molto lente (in "Home tonight" hanno trovato una buona via di mezzo) per scelta degli stessi membri che volevano mantenere un marchio puramente Rock e aggressivo, 'scelta aziendale' che col passare del tempo è cambiata considerevolmente. Gli altri brani sono: Last Child, Combination, Sick as a dog, Get the lead out, Lick and a promise, Home tonight.