CATEGORIA BLOG: "Alternative Rock" - Recensione a cura di CaptainHowdy.
IN RAINBOWS - Radiohead
(2007 - Download/XL,TBD - produz. Nigel Godrich)
“In Rainbows” è stato sicuramente l'album più atteso dello scorso anno. “In Rainbows” doveva riportare i Radiohead ai livelli pre “Amnesiac”. “In Rainbows” è stata la più importante operazione di marketing sotterraneo nell'ambito della musica che la storia ricordi.
“In Rainbows” è un disco più che dignitoso.
Salutato ,all'uscita, da tutti (o quasi) i fan del gruppo di Oxford come capolavoro assoluto, a distanza di qualche mese e passata l'onda d'urto, senza troppe chiacchiere attorno appare per quel che realmente è: un buon album composto da un grande della musica, immerso nell'autunno della sua carriera, desideroso di lasciare ancora (e giustamente visto il calibro) qualche traccia ai posteri.
A dire la verità, se confrontato con il già citato “Amnesiac” e soprattutto con “Hail to the Thief", l'operazione puo' dirsi riuscita. Scevro, o quasi, da inutili sperimentalismi auto compiacenti, su cui Yorke si era testardamente incaponito, il disco appare come una summa di tutto quello che i Radiohead son stati e han rappresentato per tutti i '90, sia nel loro periodo più “easy” che in quello più sperimentale: in un certo senso lo si può considerare come un “Best of” ma non fatto di canzoni ma bensì di suoni, emozioni e sensibilità. Senza mai una caduta di stile.
E' ovvio che questo particolare se da una parte può apparire come il punto forte, suscitando inevitabili e dolci malinconie, dall'altra può apparire anche come una pecca: il motivo si può ricondurre al luogo comune “niente di nuovo sotto il sole”. Per esser chiari la sensazione non è quella del già sentito, per carità, ma alla fine più che esser soddisfatti dall'ascolto incombe il desiderio di andarsi ad ascoltare il materiale vecchio (personalmente “Kid A”): cosa che, credo, al momento di concepire il tutto, Yorke avesse ben in testa (quasi si sentisse pure lui orfano di quello che è stato). Cose, quindi, che gli si possono perdonare volentieri: valori aggiunti (d'ispirazione e tecnici) ,infatti, son presenti in questo disco e traccie come “Bodysnatchers” (con un auspicato ritorno ad un sound più chitarroso) o la ipnotica “House of Cards” resteranno a lungo nella nostra memoria.
Un disco creato per ravvivare bei ricordi quindi più che per stupire con nuove cose , ma lo accettiamo più che volentieri così com'e'.
TIME ...
Ci sono circostanze in cui bisogna ammettere a se stessi la poca completezza, specialmente in riferimento alla musica. E' già da diverso tempo che seppur rendendomi conto di questo continuavo comunque il cammino verso un genere che appassiona da decenni...il Rock! Ma cos'è esattamente il Rock? E' quella marcia in più che solo certi artisti riescono ad avere... quel testo criptato... quella confessione diretta...quei toni sussurati e malinconici o quella rabbia creativa che non perdona... Questo è il Rock! D'altronde il significato del nome del mio blog lo dimostra, ma questa è un'altra storia...forse un giorno la racconterò. Oggi comunque il Rock ha preso e si è evoluto in varie forme e sottogeneri che entusiasmano milioni di persone e fans...perchè quindi esimersi dal narrarle e testimoniarle?! E' quindi tempo di cambiamento!
Il blog assumerà una forma e stile diversi. Esisteranno, per adesso, tre generi diversi di recensioni. L'"Alternative Rock" sarà a cura di 'CaptainHowdy', esperto in materia; l'"Heavy Metal" sarà curato da 'Efilnikufesin', anche lui possiede un'ottima conoscenza in materia. Jeger invece curerà il "Classic Rock". Ogni tanto ci sarà anche spazio per tre recensioni diverse dello stesso album...per far capire come spesso lo stesso lavoro può creare godibilità o malcontento a seconda di chi lo ascolta. Sto anche valutando l'ipotesi di una sezione che riguarda la cosiddetta "Musica senza genere" e saprei già a chi rivolgermi...chi ha orecchie ascolti! Inoltre ci sarà spazio per delle rubriche mensili. "Girls School" sarà rivolta alle band che hanno (o hanno avuto) per protagoniste delle donne. "Meteore" per quei gruppi che con un solo album o al massimo due hanno lasciato il segno nella storia della musica. "Inside house of blues" riguarderà invece la 'musica del diavolo' come si può ben capire.
Per quanto concerne le cadenze mensili delle rubriche aggiornerò in seguito mentre per la tempistica delle recensioni si comincerà pubblicandone una a settimana. Ringrazio intanto pubblicamente 'CaptainHowdy' ed 'Efilnikufesin' per la collaborazione e preciso che lo stile di ognuno resterà inalterato nel rispetto della libertà d'espressione. "Let's Rock"!
AEROSMITH - Aerosmith
1973 - Columbia Records - produz. Adrian Barber
Non ci sono scuse! Steven 'Tallarico' Tyler & Co. è la quint'essenza del rock classico! Già dal brano che segna l'alba di questa superband, ovvero "Make it", si intuisce la strada che percorreranno per tutto il periodo settantino. Sono lontani i tempi patinati e truccati degli anni '80 fino ad oggi...l'aria è blues e contornata di un rock rozzo, sporco, lurido e immediato. C'è chi sostiene che in quel primo periodo si siano sempre ispirati agli 'Stones'...credo invece che abbiano solamente usato il nome famoso per farsi strada. Una strada ben diversa da quella percorsa dagli inglesi succitati! La timbrica vocale, seppur molto simile, è decisamente più precisa e dannatamente più metal. I 'cinque di Boston' impreziosiscono inoltre questo loro esordio con una cover blues, "Walkin' the dog", del mitico Rufus Thomas, primo Dj che passò in una radio di Memphis per la prima volta una canzone del giovane Elvis Presley...sticazzi! Socchiudi gli occhi...ondeggia...lasciati cullare dalla meraviglia chiamata "Dream on"...non stai sognando! L'intro della chitarra di Joe Perry è psichedelica e gli urlacci sul finire di Tyler sono metafisici! Non ci sono limiti per gli Aerosmith, spaziano dal Boogie al Bluegrass della travolgente "One way street" che istilla sapientemente note d'armonica del 'calabro-americano' ad assoli Perryani lunghi, serrati ed eterei. "Mama kin", altro brano super coverizzato a posteriori, rilancia il quintetto nell'Olimpo del Rock! "Every time that I look in the mirror..."
EASY RIDER (Soundtrack)
1969 - ABC-Dunhill - produz. Steve Barri/Steve Blauner
La storia della musica passa per "Easy Rider"! Non si può sostenere che si ama il rock e le sue radici 'sixteen' senza aver ascoltato una volta questa colonna sonora o aver visto il film che la include con un Nicholson giovanissimo e già geniale e un Dennis Hopper meraviglioso. Erano gli anni in cui la voglia di evasione faceva da padrona...erano gli anni in cui se eri conformista eri vecchio...erano gli anni in cui la droga era un viatico per il dolore...erano gli anni in cui il sesso non era uno sfogo ma una giustificazione per la propria libertà...erano gli anni in cui Jimi Hendrix era colui al quale tutti si ispiravano...erano gli anni più tristi della storia ma al tempo stesso i più allegri e rivoluzionari...gli anni in cui la musica la si scriveva per ispirazione, non solo per il commercio. Questa Soundtrack è uno stile di vita...gli opposti che si attraggono...come "If 6 was 9" della "The Jimi Hendrix Experience" o "The pusher" degli stellari "Steppenwolf"... E' la consacrazione di "Born to be wild" e il dischiudersi di "It's Alright Ma (I'm Only Bleeding)" del menestrello Bob. Anche i "The Byrds" fanno la loro comparsata con "Wasn't Born to Follow". Nessuno, tra quelli che contavano, voleva esimersi dal restare impresso in questa mastodontica colonna sonora. Non ci sono scuse...non ci sono brani cuscinetto...non ci sono operazioni commerciali di sorta...non c'è apostasia...c'è 'solo' quel vecchio e sapiente carrozzone chiamato rock...in tutte le sue forme e sfaccettature...dal blues al country passando per il rock classico. Strade infinite...tramonto tra le montagne...Nevada...deserto...nell'auricolare gli Steppenwolf sussurrano la bianca medicina...tra le mie gambe lei...HD!
Quì si spezza la catena...
Colgo dal 'caro' Captain Howdy ciò che ho sempre odiato fare...la stramaledetta insignificante e fine a se stessa (e infatti quì si spezza) catena bloggistica. La accetto per motivi di affinità bloggeristica con Captain ma la spezzo istantaneamente in quanto sono più che convinto che delle mie cose personali (il tema della catena sono proprio 'le cose personali') non importi niente a nessuno, giustamente preciserei! Passiamo alle regole (almeno una cosa buona...ne esistono poche, ANZI UNA):
Indicare 6 abitudini o particolarità non importanti (che mi riguardano).
A) I quadri appesi e non esattamente perpendicolari mi snervano.
B) Controllare 'almeno 17 volte' che le sacche della moto siano chiuse e che tutto il resto che la riguarda sia apposto.
C) Sistemare i miei cd (originali) con cura sotto i sedili dell'auto.
D) Non bevo vino rosso fermo se non nel suo apposito bicchiere a coppa.
E) Quando la sera vado a correre mi piace sputare per terra e ruttare.
F) Rido in faccia di gusto alle donne che credono di averla di platino.
Ci stavo quasi prendendo gusto... con l'ultima.
Non mi appartiene...
(Vorrei saperlo dire io ma non ne son capace)
"Non mi interessa la media ponderale, la retta via che sta nel mezzo, il sistema solido derivante dall’esperienza decennale della ragionevolezza, l’equilibrio pacato dell’assennatezza emotiva, della ragione, della sudditanza alla consuetudine. Mi guardo attorno e vedo persone che si contengono, che si trattengono, che si rassicurano o si fanno rassicurare, corpi che in un modo o nell’altro manifestano già la loro ripugnanza, menti soggiogate dall’equilibrio, ma non per molto. Bisognerebbe essere più categorici, più ingordi, più folli, più golosi, più arrabbiati, più nichilisti, più silenziosi, più voraci, più chiassosi, più felici, più arrapati, più demotivati, più sclerati, più soli. Più soli. Più soli se è necessario. Dovrebbero esserci più specchi e più silenzi. Meno telecomandi, meno tastiere, meno sms in offerta, meno frasi audaci strafatte di costume. Più faccia a faccia con se stessi. Meno schiamazzo, meno lungimiranza, accortezza e ragionato risparmio. La pulsione è una goccia di verità chimica. Allora annebbiamo la pulsione, il chiasso del corpo, lo curiamo, curiamo la mente, parliamo e parliamo, risolviamo, medichiamo, spieghiamo, mettiamo le cose a posto, ci barcameniamo.
Più soli. Più disperati se necessario, più vivi, più corpi."
Citazione da 'Verso una civiltà del pensiero...' ...WD e il suo conato on-line.
MADMAN ACROSS THE WATER - Elton John
1971 - UNI Records - produz. Gus Dudgeon
Ho pensato e ripensato (mi succede raramente) a cosa poter dire per presentare quest'album. E' inutile a volte parlare troppo o solo parlare. Si può solo dire che in quest'opera la coppia Taupin/John, coadiuvata dall'ottimo 'Gus producer', ha toccato l'apice creativo...mixando sonorità progressive, vedi la title-track meravigliosa, incantatrice e ricca di pathos (da ascoltare rigorosamente al buio e a volume sostenuto), ad un pop/folk pianistico e a tratti noir (vedi "Indian Sunset") che crea una patina lattiginosa e oscura su tutta l'opera. La voce di John non è da confondere col periodo post anni '80 ma molto più malinconica, ispirata e tagliente raggiungendo anche tonalità ormai dimenticate dal discusso cantante. E' anche presente, ad apertura del disco, la famosissima "Tiny Dancer" usata e abusata in tutte le colonne sonore presenti sul mercato discografico del periodo settantino e postumo. Un album che ha fatto la storia della musica e dal quale ci si separa difficilmente! 'Madman' is not Richard Nixon.