Partecipano

lunedì, 31 marzo 2008

THE GLORIOUS BURDEN - Iced Heart

2004 - SPV Records - produz. Jim Morris/Jon Shaffer


ICED HEARTEsistono tanti modi per narrare le battaglie epiche della storia. Su tutti amo ricordare quello usato da mia nonna. Faceva in modo che arrivasse la notte...aspettava che tutti andassero via...andavamo in quella biblioteca impolverata che sapeva tanto di muffa e acetone...le sedie scricchiolanti erano pronte, con tanto di copertina di lana e candele già accese. Ricordo che la prima volta arrivò con un qualcosa di piatto e quadrato in mano. L'immagine stampata era di una battaglia furibonda...ne tirò fuori un oggetto tondo che sembrava di plastica nera con cerchi concentrici e lo adagiò molto delicatamente su di un piatto che appena dopo inizio ad emettere dei suoni di battaglia. La musica era epica, il cantato era serrato e altissimo, mi rimbombò nelle orecchie per tutta la notte. La nonna mi raccontò che quel 'rumore' che sentivo era musica d'autore e che il personaggio che raccontava le storie, di nome Tim, non cantava parole sue ma di un suo amico di nome Jon. Ricordo che erano storie pazzesche...di cose realmente accadute molti anni prima, decine e decine di anni prima, storie di guerra! "Waterloo" di un certo Napoleone... "Attila" su attacchi terrostici avvenuti in una nazione pseudo-democratica... "Red Baron/Blue Max" sulla Prima Guerra Mondiale...etc... Storie terribili ma raccontate in maniera affascinante e al tempo stesso apocalittica. Ricordo che in certi momenti confondevo due strumenti che, seppi in seguito, si chiamavano chitarra e voce solista...talmente erano taglienti e intrecciati. Ogni tanto mi capitava quasi di addormentarmi, prontamente però la nonna mi svegliava scuotendomi la spalla, "non devi perderti neanche una nota" mi diceva. Povera nonna come mi voleva bene! Una storia che mi affascinava era quella del cantante che (questo naturalmente lo seppi dalla nonna) decise di lasciare una sua compagnia di amici che andavano sempre in giro a far baldoria per unirsi al nuovo amico Jon che lo trattava meglio e lo rispettava di più. Valle a capire certe cose! Puntualmente mi addormentavo sul finire, la nonna non mi svegliava perchè sapeva che anche se dormivo sognavo... e sognavo di guerre, guerre famose, epiche e rivelatrici del futuro, un futuro vergognoso e distruttore...proprio come il passato!

postato da: Jegervoice alle ore 21:07 | link | commenti (34)
categorie: iced heart
martedì, 25 marzo 2008

STAND UP - Jethro Tull

1969 - Island/Reprise Records - produz. Ian Anderson/Terry Ellis


Jethro Tull copertinaCos'è il progressive? Cos'è il Rock? Cos'è il blues? Cos'è uno spettacolo? Jethro Tull! Gruppo palesemente e spudoratamente british, Ian Anderson & Co. hanno dato al mondo musicale un influsso di genialità come pochi, al pari di band più blasonate come Led Zeppelin, The Band, Genesis etc. "Stand Up" è un inno alla standing ovation, un bruciante susseguirsi di suoni progressivi e sanguinolenti. Il mattatore di nome Ian si erge a 'top ten frontman' e regala col suo flauto magico sonorità pionieristiche. Fino ad allora il prog era esclusivamente Beatles di "Sgt.Pepper's lonely hearts club band" con i suoi suoni caratteristici ma statici o il recentissimo (qualche mese prima) "From Genesis to Revelation" dei Genesis. I Jethro Tull hanno invece una marcia in più....il rock! Le chitarre sono prettamente distorte e sferzano micidiali assoli degni delle migliori band di hard-rock. L'album apre con la micidiale "A new day yesterday" che supera i confini auditivi e passeggia rimbalzando su due temi musicali diversi come già specificato in precedenza. La chitarra è affidata all'eclettico Martin Barre, decisamente più metallico del suo predecessore Abrahams...che dimostra abilità e tocco da talentuoso. Singolare presenza nell'album è sicuramente "Bourrée", diventato il cavallo di battaglia della band ma simil-cover di una partitura classica di Bach, che con flauto e basso come unici protagonisti rimanda a terre lontane, lontanissime, eterne, crudeli, malinconiche, sibilline, echeggianti. La voglia insistente è di evasione, resa ancora più pressante da "Nothing is easy" che danneggia irreparabilmente i miei pochi neuroni sani a vergate rocciose e veloci come un treno pendolare che tenta la rincorsa in un binario morto. Controllo...sono lucido...adesso non più...tutto è buio...non tutto...sprazzi di luce...saette stroboscopiche...l'udito...c'è...non c'è...martellate sul timpano...voglio perderlo...niente come prima...svengo.

postato da: Jegervoice alle ore 11:18 | link | commenti (47)
categorie: jethro tull
martedì, 18 marzo 2008

PARANOID - Paranoico

(da "Paranoid" dei Black Sabbath del 1970) ...per un mio caro amico in mia memoria.


paranoia1

È finita con la mia donna perché non ha potuto aiutarmi nella mente
La gente pensa ch’io sia pazzo perché mi acciglio sempre 
Tutto il giorno penso a cose, ma niente sembra soddisfarmi
Penso che perderò la testa se non trovo qualcosa che mi tranquillizzi
Puoi aiutarmi ad occupare il cervello?
Oh si
Ho bisogno di qualcuno che mi mostri le cose che non riesco a
trovare nella vita,
Non riesco a vedere le cose che fanno la vera felicità, devo
essere cieco.

Fammi uno scherzo e sospirerò, e riderai e piangerò
Non riesco a sentire la felicità e l’amore è irreale per me
E così ascoltando queste parole che ti parlano del mio stato
Ti dico di goderti la vita, io vorrei poterlo ma è troppo tardi.
postato da: Jegervoice alle ore 13:42 | link | commenti (15)
categorie: traduzioni, black sabbath
sabato, 15 marzo 2008

THE SOUTHERN HARMONY AND MUSICAL COMPANION - The Black Crowes

1992 - Def American - produz. George Drakoulias


Black Crowes copertina

Please welcome The Black Crowes! Non si può non restare scioccati...sì, scioccati...di fronte a tanta bellezza artistica. Questi corvacci sembrano provenire direttamente da un altro mondo, morto ormai da diversi lustri. Attingono agli anni '60 e '70 proprio come un neonato attinge latte dalla mammella della madre e non si stacca finchè non ne è sazio. L'album trasuda rock'n'roll puro dal primo all'ultimo brano. Il tutto permeato di suoni così blues che il colore della pelle del quintetto sembra un optional per lavasecco fallite. Ci si innamora di brani eterni come "Thorn in my pride", secco e rude come una folk-country sa essere ma micidiale nei suoi attacchi rock che trasudano sud e west coast. La chitarra di Rich Robinson, fratello del cantante Chris, rimanda ad espressioni e tocchi d'autore dei grandi chitarristi blues del passato. Chiudete gli occhi adesso...e mettete in play "Bad luck blue eyes goodbye". Voglio sentire le urla di disperazione, voglio attingerne gioia e tristezza al contempo, il succo della vita. Questo blues fa tremare, gli occhi roteano e la pelle si cuce addosso su misura. Mi stupisco... Chi li chiama umani pecca contro Dio. Sono angeli immortali...non devono...non possono morire! La voce di Chris è cultura e cuore allo stesso momento...rabbia e pacatezza...armonia e scomposizione...heaven and hell. Basta...sono stanco di parlare. Adesso tornate alla vostra finzione!
postato da: Jegervoice alle ore 16:10 | link | commenti (18)
categorie: black crowes
martedì, 04 marzo 2008

LATERALUS - Tool

2001 - Zoo Entertainment - produz. David Bottrill/Tool


lateralus

Lui mi impose di inchinarmi…lo feci! La schiena mi faceva male…ma non avevo scelta. I pezzi di carne iniziavano a farsi sempre più sanguinolenti e flaccidi. Il suo nome, mi parve di sentire, iniziava con la K…ma non ne ero certo. Tra loro quattro tutto dipendeva dalle sue decisioni. In preda ad un dolore atroce, provocato dalle sferzate di corda metallica che K mi infliggeva, alzai di scatto la testa piegando il collo in una posizione quasi disumana. Fu a quel punto che mi accorsi dell’altare! Era imponente nelle sue scale laterali e nel dio che si ergeva al centro del trono…un trono strano, circolare, ai cui piedi vi era uno sgabello diamantato nero…con un occhio fiammeggiante in centro. Il dio sedutovi sopra era inguardabile, un viso costellato di buchi neri e al posto delle orbite il nulla. Il corpo era a forma di parabola rovesciata con un principio di piede appena accennato, appena due monconi, seguito dal resto spropositatamente lungo ed ellittico, senza espressione o muscolo alcuno. K continuava a bonificare la mia schiena di solchi che pian piano diventavano sempre più profondi; il solo accenno ad abbassare la testa mi dava l’onore di ricevere un trattamento almeno doppio. Eppure non soffrivo! Il mio corpo soffriva…la mia mente invece si espiava. Il tragitto per arrivare ai piedi dell’altare mi sarebbe servito, aveva detto K, a recuperare la lucidità mentale e purgare i miei peccati…e stava avvenendo proprio così…mentre la carne mi si lacerava ogni istante di più (le sferzate circolari avevano il ritmo di una ogni diecimila nano secondi…impressionante) sentivo la mia mente purificarsi e raggiungere progressivamente nuove vette. Ormai ero carponi già dopo qualche secondo che la purificazione ebbe inizio. Volli provare comunque a resistere…ad espiare…ma l’ultima sferzata fu quella decisiva. Il collasso raggiunse il suo scopo…il cuore implose!

postato da: Jegervoice alle ore 14:17 | link | commenti (30)
categorie: tool