THE GLORIOUS BURDEN - Iced Heart
2004 - SPV Records - produz. Jim Morris/Jon Shaffer
Esistono tanti modi per narrare le battaglie epiche della storia. Su tutti amo ricordare quello usato da mia nonna. Faceva in modo che arrivasse la notte...aspettava che tutti andassero via...andavamo in quella biblioteca impolverata che sapeva tanto di muffa e acetone...le sedie scricchiolanti erano pronte, con tanto di copertina di lana e candele già accese. Ricordo che la prima volta arrivò con un qualcosa di piatto e quadrato in mano. L'immagine stampata era di una battaglia furibonda...ne tirò fuori un oggetto tondo che sembrava di plastica nera con cerchi concentrici e lo adagiò molto delicatamente su di un piatto che appena dopo inizio ad emettere dei suoni di battaglia. La musica era epica, il cantato era serrato e altissimo, mi rimbombò nelle orecchie per tutta la notte. La nonna mi raccontò che quel 'rumore' che sentivo era musica d'autore e che il personaggio che raccontava le storie, di nome Tim, non cantava parole sue ma di un suo amico di nome Jon. Ricordo che erano storie pazzesche...di cose realmente accadute molti anni prima, decine e decine di anni prima, storie di guerra! "Waterloo" di un certo Napoleone... "Attila" su attacchi terrostici avvenuti in una nazione pseudo-democratica... "Red Baron/Blue Max" sulla Prima Guerra Mondiale...etc... Storie terribili ma raccontate in maniera affascinante e al tempo stesso apocalittica. Ricordo che in certi momenti confondevo due strumenti che, seppi in seguito, si chiamavano chitarra e voce solista...talmente erano taglienti e intrecciati. Ogni tanto mi capitava quasi di addormentarmi, prontamente però la nonna mi svegliava scuotendomi la spalla, "non devi perderti neanche una nota" mi diceva. Povera nonna come mi voleva bene! Una storia che mi affascinava era quella del cantante che (questo naturalmente lo seppi dalla nonna) decise di lasciare una sua compagnia di amici che andavano sempre in giro a far baldoria per unirsi al nuovo amico Jon che lo trattava meglio e lo rispettava di più. Valle a capire certe cose! Puntualmente mi addormentavo sul finire, la nonna non mi svegliava perchè sapeva che anche se dormivo sognavo... e sognavo di guerre, guerre famose, epiche e rivelatrici del futuro, un futuro vergognoso e distruttore...proprio come il passato!
STAND UP - Jethro Tull
1969 - Island/Reprise Records - produz. Ian Anderson/Terry Ellis
Cos'è il progressive? Cos'è il Rock? Cos'è il blues? Cos'è uno spettacolo? Jethro Tull! Gruppo palesemente e spudoratamente british, Ian Anderson & Co. hanno dato al mondo musicale un influsso di genialità come pochi, al pari di band più blasonate come Led Zeppelin, The Band, Genesis etc. "Stand Up" è un inno alla standing ovation, un bruciante susseguirsi di suoni progressivi e sanguinolenti. Il mattatore di nome Ian si erge a 'top ten frontman' e regala col suo flauto magico sonorità pionieristiche. Fino ad allora il prog era esclusivamente Beatles di "Sgt.Pepper's lonely hearts club band" con i suoi suoni caratteristici ma statici o il recentissimo (qualche mese prima) "From Genesis to Revelation" dei Genesis. I Jethro Tull hanno invece una marcia in più....il rock! Le chitarre sono prettamente distorte e sferzano micidiali assoli degni delle migliori band di hard-rock. L'album apre con la micidiale "A new day yesterday" che supera i confini auditivi e passeggia rimbalzando su due temi musicali diversi come già specificato in precedenza. La chitarra è affidata all'eclettico Martin Barre, decisamente più metallico del suo predecessore Abrahams...che dimostra abilità e tocco da talentuoso. Singolare presenza nell'album è sicuramente "Bourrée", diventato il cavallo di battaglia della band ma simil-cover di una partitura classica di Bach, che con flauto e basso come unici protagonisti rimanda a terre lontane, lontanissime, eterne, crudeli, malinconiche, sibilline, echeggianti. La voglia insistente è di evasione, resa ancora più pressante da "Nothing is easy" che danneggia irreparabilmente i miei pochi neuroni sani a vergate rocciose e veloci come un treno pendolare che tenta la rincorsa in un binario morto. Controllo...sono lucido...adesso non più...tutto è buio...non tutto...sprazzi di luce...saette stroboscopiche...l'udito...c'è...non c'è...martellate sul timpano...voglio perderlo...niente come prima...svengo.
PARANOID - Paranoico
(da "Paranoid" dei Black Sabbath del 1970) ...per un mio caro amico in mia memoria.

THE SOUTHERN HARMONY AND MUSICAL COMPANION - The Black Crowes
1992 - Def American - produz. George Drakoulias

LATERALUS - Tool
2001 - Zoo Entertainment - produz. David Bottrill/Tool

Lui mi impose di inchinarmi…lo feci! La schiena mi faceva male…ma non avevo scelta. I pezzi di carne iniziavano a farsi sempre più sanguinolenti e flaccidi. Il suo nome, mi parve di sentire, iniziava con