MIGHTY REARRANGER - Robert Plant & The Strange Sensation
2005 - Sanctuary Records/Es Paranza - produz. Steve Evans
Il prolifico Robert Plant mette a segno un diadema dalle sfaccettature cristalline. Non è il 'solito' (non voglio essere offensivo) hard-rock che ci si aspetterebbe da uno dei massimi esponenti della categoria (vedi Led Zeppelin). Il paragone è d'obbligo! Cos'hanno fatto Page e Jones dal 1980 in poi ovvero post 'Dirigibile'? Poco...davvero poco per chi ha fatto la storia del rock mondiale. Nel primo caso molte partecipazioni e pochissime novità discografiche; il secondo ha saltato la barricata ed ha iniziato a produrre nuovi talenti...ma chi? Sir Robert ha inanellato quindici...dicasi quindici...album per la maggior parte di inediti. Non si campa solo di rendita nella vita, anche se ti chiami John Paul Jones o Jimmy Page. Ed in questo album Sir Robert ha dato il meglio di sè! Quì si respira aria fresca...innovativa...tremendamente ispirata. Il fatto stesso che annuncia pubblicamente la partecipazione della band che assembla ormai dal lontano 1993; in altri lavori era solo sottinteso che lavorasse con i The Strange Sensation. La regina è la sua voce, non potente come quarant'anni fa ma sensuale e inimitabile, accompagnata magistralmente da chitarre folk ed a tratti, acidi ed intensi, elettriche. Su ogni fraseggio armonico si ripercorre tutta la lunga strada che il blues si è costruito...cementificando strato su strato. Brani come "Dancing in heaven" o "Shine it all around" bisbigliano aride cavalcate in un deserto perduto. La title track è riconducibile a ritmi 'Tatanka Yotanka docet' amalgamati su striature d'elettrica settantine. Per chi avesse nostalgia dei suoi urletti semi-falsettati non si lasci sfuggire "Tin Pan Valley" che rimanda a insenature d'oltre manica. Da riascoltare...e riascoltare...e riascoltare...
SCIMMIE - Marco Masini
1998 - MAMA Records - produz. Mario Manzani/Marco Masini
Mi addentro nel cunicolo...la parvenza è di un labirinto ma non facendomi ingannare dall'aspetto funambolico chiudo i miei spazi temporali e mi lascio immergere da un'ondata di caldo...è piacevole, quasi commovente tanto ne avevo bisogno. La forza selvaggia della musica diffusa mi lascia stordito e al contempo stupefatto. I primi brani sono cavalcate grottesche e lucide che disegnano follìa dissacrante mista ad elucubrazioni blasonate, il tutto farcito da distorsioni d'elettrica che ricordano trincee diaboliche. E' un illusione..."e rincorri le logiche nei deserti dell'essere, le illusioni di un secolo sempre più inconsapevole di sè"! Quella stanza concentra le mie attenzioni penetrando nelle viscere del mio permafrost...è "Il posto delle fragole" dove ogni disgraziata realtà si in/s/contra con il perbenismo catalizzatore delle masse fuorviate dove il diverso prende consapevolezza del motto "guariremo a sogni i nostri lividi". Quel diverso che armatosi di buona volontà costruisce le sue "Ali di cera" e spicca il volo sfidando le leggi della natura e sereno che le sue ali di cera "non si scioglieranno mai"...supportato dalle chitarre manzaniane che lo sorreggono su vorticose e psichedeliche scale blues col piglio della leggenda. Mi lascio cullare...ondeggio...serveggio...la voce mi ammalia...mi decostruisce e mi ricostruisce senza capire quando, come e in che ordine..."c'è una parte di me che non si scolorirà...mi rimprovera quando intossico la mia anima, quando naufrago dentro il panico e non respiro più"...e non respiro più! Soffoco la mia tristezza dentro i cunicoli degli anfratti che ormai mi appartengono, li classifico, li demonizzo, li percorro...mi nutrono "e me ne frego se mi perdo dentro questo universo a forfait, io mi voglio libero fino a tutta la vita che c'è". Estasiato e colto da folgorazioni catartiche esplodo su tappeti di velluto. Chi sono? Dove vado? Morirò quì dentro? O sono già morto? "Nel parcheggio dei vetri di pagine siamo già fuorigioco noi due. Fine".
IN ROCK - Deep Purple
1970 - Harvest Records/Warner Bros. - produz. Deep Purple
La vaniglia intraprese un lungo discorso con il metallo, costui era allo stato puro, non ricordava bene il termine ma forse era zinco. L'elevata massa atomica e l'alta densità di quest'ultimo lo costrinsero a sublimare i passaggi che normalmente decide di prendersi con le spezie fragili. Si scrutarono avidamente e capirono che era arrivato il momento! L'apoteosi fu raggiunta proprio nel momento in cui dall'alto la vaniglia passo soavemente i propri umori sul levigato e pesante zinco. L'amalgama formatasi era nera e densa, impossibile vedervi attraverso. Si sentì lieve ma sempre crescente il suo alito di vita...esisteva! E oltretutto aveva bisogno di un nome, lo desiderava, ormai aveva la consistenza giusta e per concedere ai posteri l'alto privilegio dell'utilizzo propose ai discendenti il suo segno di riconoscimento..."IN ROCK"!