Partecipano

mercoledì, 25 luglio 2007

GOOD TIMES, BAD TIMES. - Bei tempi, brutti tempi.

(da "Led Zeppelin" dei Led Zeppelin datato 1969)


led zepNei giorni della mia gioventù
Chiesi cosa significava essere un uomo
Ora che ho raggiunto l’età
Ho provato a fare tutte le cose nel miglior modo possibile.
Non importa in che modo ci provi,
trovo la mia strada con la stessa vecchia difficoltà.

Bei tempi, brutti tempi
lo sai che ho avuto le mie finanze
quando la mia donna ha lasciato la casa
per uno con gli occhi marroni
beh, ancora non sembra che me ne freghi.

Sedici anni: ero innamorato
Di una ragazza che più dolce non poteva essere
Mi ha sopportato solo due giorni
Finché non si è sbarazzata di me.
Mi aveva giurato di essere tutta mia
E di amarmi per sempre
Ma quando ho bisbigliato nel suo orecchio
Ho perso un altro amico.

Bei tempi brutti tempi…

So cosa vuol dire essere soli
Ho sicuramente desiderato di essere a casa
Non me ne importa di quello che dicono i vicini
Ti amerò ogni giorno
Puoi sentire il battito nel mio cuore
Realizza, mio dolce amore, che non ne abbiamo mai fatto parte.
postato da: Jegervoice alle ore 14:34 | link | commenti (10)
categorie: traduzioni, led zeppelin
mercoledì, 11 luglio 2007

REVELATIONS - Audioslave

SONY BMG - 2006


audioslave_revelationsNonostante la presenza inconfondibile e guastafeste di Morello gli 'schiavi del suono' in questa loro terza opera raggiungono probabilmente il top della loro breve carriera, già finita per altro. Il peso del lavoro è tutto nelle spalle del possente Cornell che difende a pieno titolo il soprannome di 'the voice of rock'. E' lui che cura sia la stesura che la presentazione dei brani, accompagnato a tratti, purtroppo, dal già citato pseudo-sperimentatore Morello. Infatti l'unica pecca dell'album in questione è proprio l'inflazionamento di 'seghe' alla chitarra elettrica del 'cittadino Cacioppo d'America'. Il brano d'apertura è affidato a "Revelations". Sound tipicamente Audioslave con la ritmica perfettamente bilanciata tra funky rock e metal (guarda caso le provenienze dei due protagonisti Morello-Cornell, l'ultimo fautore anche del movimento Grunge di Seattle di fine anni '80). La struttura dello stesso passa da interruzioni ovattate a melodie più cupe e taglienti che segnano indelebilmente le varie parti. Ottimo l'arrangiamento! "One and the same" è invece di chiaro stampo "Rage against the machine" nella ritmica e Cornell bi-partizan nella voce. C'è anche spazio per un assolo d'elettrica decente verso metà che rende più fluido e orecchiabile il tutto. Assolutamente glaciale e grunge risulta essere "Sound of a gun", costruita su misura sulle corde vocali d'acciaio del bel Chris. Il ritornello è lucido e gustoso nonchè per palati sopraffini che gradiscono gli urli strozzati e al tempo stesso 'tristemente' blues del singer. "Until we fall" sembra scritta postuma a sentire l'ultimo lavoro solista del cantante. Esce infatti dallo stile caratteristico del gruppo per ripercorrere un genere indefinibile e per questo pregiato. L'unica riconducibilità è probabilmente al blues anni '50 rivisto in chiave moderna. Il primo singolo dell'album è "Original fire" che su una struttura ritmica martellante e ossessiva per tutto il tempo alterna giri di basso dell'ottimo Tim Commerford ed ecletticità vocali di difficile ripercorrenza. Tormentone! In fase di chitarra ritmica Morello si dona stranamente in maniera sapiente in "Shape of things to come". Si limita quasi esclusivamente a supportare gli urli maledetti di Cornell che passa facilmente dalle sonorità morbide dell'intro alle disperate tonalità del ritornello che riassumono in pochi secondi il percorso della band in questi anni. Evidentemente fuori di sè il chitarrista si districa quasi abilmente anche in un vero assolo. Simile nella struttura ma funky nella sezione della batteria è "Jewel of the summertime" che si differisce sostianzalmente nella parte vocale che non varia quasi mai dal principio alla fine ma non per questo monotona, aggettivo sconosciuto durante l'ascolto del performante Cornell. Immancabile la 'sega' alla chitarra elettrica dell'evidentemente insoddisfatto sessualmente Morello. Qualcuno che può contattarlo glielo dica per favore! L'oblio, la rinascita e la maturità sono presenti indissolubili in "Wide awake". La meraviglia dell'opera in questione! Perfetta in quasi tutte le sue parti caldeggia armoniosamente le sperimentazioni vocali del cantante e scopre melodie ancora sconosciute in chiave ritmica e d'arrangiamento. E' un metal d'autore che parte egregio e termina splendido sui toni altissimi prodotti dall'ugola d'oro e la chitarra ritmica potente e sporca al punto giusto di Morello. Ben curati e spigolosi i break a metà percorso e perfetti nel passaggio all'assolo pulito della chitarra elettrica che suona note conosciute ma azzeccate. Il finale è maestoso e affidato all'indistruttibile Cornell! Decisamente più morbido è il passaggio pre-chiusura di "Nothing left to say but goodbye" che parte con un arpeggio della chitarra solista e accompagna per gran parte del brano la linea melodica della voce variando esclusivamente sul bridge (pre-ritornello) e sul ritornello, più aggressivo e urlato. Cambio ritmo sul finale per pochi secondi che saltella quasi a tempo di reggae d'oltreoceano per poi tornare su melodie di chiaro stampo metal sul finale ad libitum che si ricollega in sordina a "Moth" in pieno regime Cornell, ormai riconoscibile nelle sonorità e nello stile ormai collaudato dai tempi dei rimpianti Soundgarden. Il ritornello è tagliente e agghiacciante nella sua apparente semplicità e limpidezza ma trasuda rabbia e indisciplina. La curva vocale è strepitosa e mai affettata e com'è abitudine nel lavoro in questione serpeggia tra cambi di tempo e acerrime cavalcate sonore! Altri brani presenti: "Broken city", "Somedays".

postato da: Jegervoice alle ore 10:20 | link | commenti (15)
categorie: audioslave

SEND AWAY THE TIGERS - Manic Street Preachers

SONY BMG - 2007


Msp_tigers"We don't talk about love, we only want to get drunk". Bastano poche parole di Nicky Wire in una loro vecchia canzone ("A design for life"), bassista della band, a diffondere lo stile sempre in controtendenza dei quattro gallesi. L'era degli eccessi comunque ha lasciato il posto a posizioni più mature e non necessariamente 'politicaly incorrect'. Provate ad unire il sound massiccio dei giorni nostri con la classe di ieri ed uscirà fuori "Send away the tigers". Album talmente perfetto da risultare irreale. Gli arrangiamenti sono brillanti e sapientemente guidati dalla mano esperta di Wire che sigla ad ogni brano dei giri di basso superbi e potenti ricordando al mondo intero l'origine punk del gruppo che oggi ha lasciato invece il posto a melodie tra l'hard-rock e il metal. La title-track apre i battenti su archi melodiosi e riff di chitarra in pieno stile Manics con arpeggi intervellati da distorsioni dure e spigolose. James Dean riprende tonalità finalmente degne del suo target e aggredisce ogni nota come fosse l'ultima cosa che urlerà nella sua pericolosa vita. Il brano è di quelli che restano nel repertorio. Passando per "Underdogs", inizialmente scaricabile gratuitamente nel sito ufficiale della band, brano più duro nelle sonorità ma più orecchiabile sul ritornello si accede al singolo che imperversa in tutte le charts d'Europa del momento, ovvero "Your love alone is not enough", che esce fuori candidamente e volutamente dal genere classico dei quattro gallesi anche grazie alla presenza di una leggiadra Nina Persson singer dei Cardigans. Il merito è che probabilmente grazie alla song in questione li potremo vedere nel nostro Paese, solitamente e giustamente snobbato. La perla è "Indian summer"! Arrangiamento perfetto e riff potenti dell'elettrica sono il marchio di fabbrica del brano. La voce è selvaggiamente aggressiva a tratti per poi lasciare spazio alla vena malinconica che ormai da diversi anni lo accompagna. Bradfield ci regala un assolo etereo che ricorda i vecchi tempi, quando gli assoli di chitarra nel rock erano una 'condizione imprescindibile'. Ma sembra che i Manics non l'abbiano mai dimenticato. Forse il rock si può ancora salvare! L'esplosione di suoni massicci è presente in gran quantità in "The second great depression", strutturata in maniera complicata a livello ritmico ma perfettamente sublime a livello uditivo per merito soprattutto delle linee vocali e di un basso presentissimo e prepotente. "Rendition" sembra richiamare le sonorità punk in quanto a velocità ritmica e conduzione vocale ma bilanciandola perfettamente con la bellezza del metal sulle finalità elettriche e melodiche. Il tutto impreziosito a tratti da archi orchestrali accompagnati esattamente dall'elettrica solista di James Dean. Un grazie sentito su "Autumnsong" al cantante per l'ecletticità della voce e gli assoli eterni, come sul finale, che dissimulano quelli che la storia del rock ci ha donato nei tempi passati. La profonda malinconia e tristezza insite nel brano sono palpabili. Il sound tipicamente 'ottantino' di "I'm just a patsy" supportato dalle tastiere reverberate e chitarre distorte a dismisura a garantire potenza passano il testimone alla velocissima e stupenda "Imperial bodybags". Monumentale sul principio e sempre più importante pian piano che il brano prende corpo e spessore per culminare in un ritornello in tonalità minore duro e cattivo di chiaro stampo Manic Street Preachers. L'assolo d'elettrica a metà percorso è massiccio e potente come nelle migliore scuole metal e si ripresenta ancora più aggressivo e cupo sul finale tronco. Semplicemente magistrale! Prima della 'secret track' c'è spazio per un pre-finale assolutamente idoneo e malvagio con "Winterlovers", breve ma intenso e corroborante, arricchito sapientemente da cori perfetti. Insomma, di quei brani che vanno concepiti con questa durata e bellezza, senza artefazione alcuna e peculiarmente essenziali. Ma come preannunciato chi chiude il brano è John Lennon con la sua "Working class hero" (tornando ai temi socialisti di qualche decennio fa dei Manics) rivisitata in chiave deliziosamente metal dai quattro gallesi ma col tocco classico dei più sperimentali Beatles. Superbo finale di un più che superbo album!

postato da: Jegervoice alle ore 10:01 | link | commenti (11)
categorie: manic street preachers